Le compagnie aeree europee stanno sfruttando la crisi dei prezzi del carburante per chiedere a Bruxelles e al Regno Unito di rivedere una serie di norme considerate penalizzanti. È quanto emerge da un articolo del Financial Times, secondo cui il settore sta intensificando il pressing politico per ottenere deroghe su più fronti, dai diritti dei passeggeri alle regole ambientali.
L’aumento dei costi del jet fuel, raddoppiati nelle ultime settimane a causa delle tensioni geopolitiche, sta comprimendo i margini delle compagnie e riaprendo un confronto con i regolatori. “Non ho iniziato io una guerra in Iran. Perché dovrei pagarne le conseguenze?”, ha dichiarato József Váradi, amministratore delegato di Wizz Air, chiedendo di sospendere temporaneamente alcune regole, in particolare quelle che impongono compensazioni ai passeggeri in caso di cancellazioni legate alla carenza di carburante.
Tra le misure più contestate c’è la proposta in discussione al Parlamento europeo di consentire ai passeggeri di portare gratuitamente due bagagli a mano. Se alcune compagnie tradizionali già lo permettono, i vettori low cost sostengono che l’obbligo aumenterebbe i costi e metterebbe sotto pressione il loro modello operativo.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il settore chiede anche una revisione delle regole sugli slot aeroportuali, che obbligano le compagnie a utilizzare gli slot assegnati per non perderli, e delle norme sul cosiddetto tankering, che limitano il rifornimento anticipato di carburante in aeroporti più economici per ragioni ambientali. L’industria vorrebbe inoltre ridurre i costi legati ai risarcimenti per i passeggeri in caso di voli cancellati.
Il Regno Unito ha già aperto alla possibilità di deroghe temporanee sugli slot, mentre a Bruxelles la Commissione europea valuta margini di flessibilità più limitati. Il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha indicato che eventuali interventi resterebbero temporanei e mirati, senza rimettere in discussione l’impianto complessivo delle regole.
Secondo il Financial Times, alcuni Stati membri, tra cui il Portogallo, hanno già espresso preoccupazione per l’impatto dei costi del carburante sul turismo. Per ora la linea europea resta prudente, ma con i prezzi ancora volatili e i conti delle compagnie sotto pressione, il confronto tra industria e istituzioni è destinato a intensificarsi.

